Due mani dipinte si stringono formando il mondo

Cona: la grande ipocrisia dietro la gestione dei migranti

Ciò che è accaduto a Cona ha avuto risonanza nazionale, tutti i telegiornali ne parlano e oggi i giornali aprono con questa notizia. Il problema della gestione dei migranti riguarda tutta Italia, ma i fatti di ieri hanno acceso i riflettori sul nostro territorio e, per questo, ho pensato opportuno esprimere una mia riflessione, breve ma franca, sulla questione.

Le criticità nella gestione sono chiare, altrimenti non avverrebbe quanto accaduto ieri. Su tutto è necessario fare in modo di velocizzare radicalmente le procedure di definizione di chi ha diritto all’asilo politico e di chi invece deve essere espulso. Ma le tensioni che si registrano nei grandi centri di accoglienza, dove i migranti vengono ammassati in maniera disumana, sono la conseguenza del fatto che troppi amministratori locali non vogliono fare la loro parte. Iniziamo a dirlo chiaramente, smascheriamo questa ipocrisia di fondo.

Per molti quello che è accaduto si trasforma in una ghiotta occasione di propaganda esasperata, per gridare all’espulsione di massa. “Che i staga casa sua”: parole che fanno facile presa nella pancia della gente; tanto, meno si fanno riflettere le persone, meglio è.
La vera politica e i veri politici però hanno la responsabilità di affrontare di petto i problemi e trovare delle vie d’uscita: a livello di Unione Europea, che dovrebbe fare di più per aiutare l’Italia, come più volte richiesto dal Governo; al Governo stesso, per poi arrivare agli amministratori locali. Tutti i politici, quindi, nessuno escluso.

L’accoglienza diffusa è la soluzione più adeguata per far fronte all’emergenza e garantire equilibrio e tranquillità, in particolare favorendo processi di inserimento tramite attività lavorative o di cooperazione sociale e insegnando ai migranti la lingua italiana. Eppure per molti, a partire da Salvini fino ai sindaci leghisti dei comuni più piccoli, è più comodo – anzi calcolato – dire di NO, costringere i prefetti a creare grandi centri di prima accoglienza come a Bagnoli o a Cona, per poi puntare il dito sulle tensioni, esasperare i cittadini e ricercare facile consenso.

Questa è la verità del momento storico che stiamo vivendo. Se non ci fosse questa disonestà morale di fondo, le istituzioni riuscirebbero a fronteggiare meglio l’emergenza. Se tutti fanno la loro parte, la bomba si disinnesca. Perché non è certo non volere occuparsi di un problema che porta a risolverlo.