Voucher: trovare rapidamente strumenti alternativi per lavori temporanei e progetti sociali di associazioni e comuni

È approdato ieri in aula alla Camera il decreto legge n. 25, con cui il governo Gentiloni ha soppresso l’utilizzo dei cosiddetti “buoni lavoro” (voucher) e contemporaneamente ha reintrodotto la responsabilità solidale tra committente e appaltatori.

L’obiettivo del Governo è quello di evitare una campagna elettorale sui referendum promossi dalla CGIL che divida ancora una volta il mondo del lavoro e tracci dei confini “ideologici” su questioni rispetto alle quali è invece indispensabile utilizzare ragionevolezza e buon senso economico.

Proprio per evitare che l’esito del referendum avesse messo fine per sempre alla possibilità di regolamentare temporaneamente alcuni lavori stagionali o straordinari, il Governo ha deciso di cancellare radicalmente gli articoli relativi ai “buoni lavoro”.

Voglio dire tuttavia che ritengo sbagliato abolire totalmente i voucher e che capisco le ragioni di molte categorie produttive (agricoltori, esercenti) ma anche di associazioni, cooperative e comuni che, attraverso questo strumento, potevano legalmente usufruire di forza lavoro stagionale o impiegare temporaneamente personale per progetti sociali limitati nel tempo.

Ritengo sbagliato cancellare in toto questa possibilità, così come era inaccettabile sostituire tout court i contratti di lavoro previsti dalle normative vigenti con i voucher. L’abuso di questo strumento rappresenta l’esatto contrario della filosofia del Jobs Act che, invece, voleva e vuole premiare le aziende che assumono a tempo indeterminato. Dal giorno dopo la conversione in legge del decreto voglio impegnarmi, raccogliendo le indicazioni che verranno dalle categorie economiche e dal mondo associativo, per proporre, insieme ad altri colleghi, l’introduzione di strumenti che restituiscano la possibilità a tante persone, aziende, associazioni e comuni di incrociare la disponibilità, da un lato, e l’esigenza, dall’altro, di avere strumenti normativi in grado di regolare e legalizzare degli ambiti lavorativi e produttivi che potrebbero ricadere nel “nero”.

Per tutte queste ragioni, nei prossimi giorni scriverò una lettera alle categorie interessate a partire dal mio territorio (Bassa Padovana e Polesine) per manifestare loro questo pensiero e il mio impegno in questa direzione. Comincerò con gli agricoltori e gli enti locali e proseguirò con associazioni e cooperative.

Non mi permetto naturalmente di dare soluzioni definitive sul tema ma voglio cercare, come ho sempre fatto, la collaborazione del sindacato che è sicuramente interessato a non far ripiombare nel lavoro nero questi “lavoretti” e a mantenere l’impegno per il buon lavoro.