Commemorazione di Giacomo Matteotti a Roma

Sabato 10 giugno sono intervenuta in occasione dell’annuale commemorazione di Giacomo Matteotti a Roma, presso il monumento che lo ricorda situato sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, dove 93 anni fa il deputato socialista venne rapito da sicari fascisti del Duce. Questo il testo del mio intervento:

“Mi onora poter intervenire a questo importante momento in cui istituzioni e società civile riconoscono nella figura di Giacomo Matteotti un esempio luminoso ed unificante. La sua vicenda umana e politica è stata tratteggiata in parte negli interventi che mi hanno preceduto, ma permettetemi qui di richiamare le origini dell’impegno politico di Matteotti, origini che risiedono nella sua terra natale, il basso Veneto ed in particolar modo la provincia di Rovigo, una terra in cui il bracciantato agricolo tra Otto e Novecento era ostaggio della fame e della miseria e per questo incline alla protesta nei confronti dei “paròni”. Il desiderio di riscatto del proletariato sottende tutta l’azione politica di Matteotti, il quale era convinto che una vasta opera di alfabetizzazione delle classi lavoratrici avrebbe consentito loro di diventare una forza riformista in grado di trasformare le loro sacrosante rivendicazioni in proposte concrete di cambiamento della società. Fu grazie al suo infaticabile lavoro come amministratore locale, avvocato e sindacalista al fianco dei braccianti che nelle elezioni del 1919, dentro la grande affermazione del Partito Socialista, Matteotti venne eletto per la prima volta alla Camera dei Deputati nel collegio di Ferrara e Rovigo, con quasi 100.000 voti che gli arrivarono in modo preponderante dai lavoratori delle campagne.

Il forte legame che mantenne sempre con la sua terra fu quindi uno degli elementi che concretizzarono il suo ideale di socialismo riformista. Un riformismo fermo, tenace, rigoroso nei princìpi, che lo portò a schierarsi coerentemente contro ogni forma di violenza, dalla guerra mondiale all’avanzata del regime fascista.

A questo proposito, vorrei citare le parole che scrisse Piero Gobetti: “Nel Polesine, Giacomo Matteotti vide nascere il movimento fascista come schiavismo agrario, come medioevale crudeltà verso qualunque sforzo dei lavoratori volto a raggiungere la propria dignità e libertà. Matteotti sentiva che per combattere utilmente il fascismo nel campo politico occorreva opporgli esempi di dignità con resistenza tenace. Farne una questione di carattere di intransigenza, di rigorismo.”

E fu questa determinazione nell’opporsi ad ogni tipo di prevaricazione uno degli elementi che hanno reso la figura di Matteotti esemplare, fino ai nostri giorni. Viviamo tempi in cui la radice del pensiero socialista e democratico sembra essere messa pesantemente in discussione e dobbiamo registrare purtroppo che la cultura del rispetto delle regole, il diritto, la lotta contro ogni forma di arbitrio sembrano essere inesorabilmente diminuiti e tuttavia essi furono l’ispirazione più profonda a cui attinse Matteotti, talmente profonda che fu proprio in virtù dell’affermazione di tali princìpi universali che il suo destino di uomo e di politico gli fece incrociare una morte violenta, ordinata da chi certamente non aveva condiviso e mai avrebbe potuto condividere gli stessi valori di giustizia e di libertà.

Per rimarcare il suo esempio di strenuo difensore delle libertà democratiche e trarre dalla sua vicenda politica e umana insegnamenti da trasmettere in particolar modo alle giovani generazioni, il Parlamento è impegnato nell’approvazione di una proposta di legge intitolata alla memoria di Giacomo Matteotti.

Il testo originario è stato presentato al Senato nel 2014, in occasione del novantesimo anniversario della morte di Matteotti; un mese fa è stato approvato dalla Camera dei Deputati e dovrà essere sottoposto all’approvazione definitiva in seconda lettura al Senato nei prossimi giorni. Il provvedimento stanzia un contributo di 300.000 euro, da utilizzare per il finanziamento di iniziative, organizzate su tutto il territorio nazionale, relative allo studio e alla diffusione del pensiero di Matteotti, come borse di studio, pubblicazioni inedite, iniziative didattiche e formative con il coinvolgimento diretto degli istituti scolastici.

Durante il passaggio alla Camera – dove mi pregio di essere stata la relatrice della proposta di legge – abbiamo fortemente voluto riconoscere la casa natale di Matteotti a Fratta Polesine “monumento nazionale”. Si può pensare che questa sia una decisione meramente simbolica ma per la nostra nazione io rivendico l’importanza di simboli della memoria come casa Matteotti, casa Cervi, casa Gramsci, tutte oggetto di provvedimenti legislativi volti alla dichiarazione di monumento nazionale. Monumenti in cui la comunità civile e politica si riconosce, proprio in virtù di quei valori universali ed imperituri di cui figure come Giacomo Matteotti sono state fulgidi testimoni.”